Maratea
E' un comune di 5.227 abitanti della Basilicata, in provincia di Potenza. Per la bellezza dei suoi paesaggi è stata soprannominata la perla del Tirreno, e con le sue spiagge e luoghi di interesse artistico rappresenta una delle principali mete turistiche della regione. Maratea è inoltre l'unico comune della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno.
L'analogia con la splendida località brasiliana non è casuale. Anche qui come a Rio de Janeiro, domina il paesaggio una grande statua del Redentore, che a braccia aperte accoglie i turisti che giungono in questo piccolo paradiso. Maratea, affacciata sul golfo di Policastro, si trova nel minuscolo lembo di mare tirrenico della regione Basilicata, ed è situata in un tratto di costa veramente spettacolare, con montagne a picco sul mare e trapuntate di macchia mediterranea. Le differenze con Rio stanno nelle dimensioni della città, davvero a misura d'uomo per chi cerca una vacanza di pace e tranquillità, con la possibilità di godere di una mare compe pochi in Italia.
Il punto più bello per gustare un tramonto a Maratea è sicuramente il Monte San Biagio, dal cui belvedere, ad oltre 600 m di quota, il panorama è fantastico. Nelle vicinanze si trova il santurio di San Biagio e Maratea superiore, il borgo primitivo ora abbandonato. Su tutti domina la statua del Cristo Redentore, alta ben 21 m e soconda proprio al Cristo del Corcovado a Rio de janeiro. Fu eretta nel 1965 su progetto di Brunio Innocenti e da allora è il vero orgoglio della città e punto di riferimento dii tutti i visitatori e turisti che giungono nel golfo di Policastro.
STRUTTURE
Hotel Club San Diego - Hotel Gabbiano - Hotel Martino - Hotel Ristorante Borgo La Tana - Hotel Villa Cheta Elite
Geografia
Forse in Italia non c'è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene.(Indro Montanelli).
Tramonto invernale sul golfo di Policastro visto dal centro-storico di Maratea, con l'abitato di Fiumicello e un tratto della costa in basso. Unico comune della provincia ad affacciarsi sul mare, si estende per circa 32 km sul Mar Tirreno. La sua costa, incastonata in una magnifica posizione geografica ed ambientale, è variegata di insenature e grotte, scogli e secche.
Numerose e caratteristiche le spiagge costiere, di fronte ad una delle quali emerge l'isola di Santo Janni.
Degni di attenzione i piacevoli fondali e le oltre 50 grotte marine e terrestri, ancora oggi poco esplorate, molte delle quali sono comunque di facile accesso. Su tutte spicca la Grotta di Marina con stalattiti e stalagmiti.
In più, le montagne dell'entroterra (la più alta delle quali, il monte Coccovello, arriva ai 1505 m), arrivando con i loro costoni direttamente sul mare, creano un contrasto mare-monti unico, che da vita a degli scorci visivi e dei panorami bellissimi.
L'incredibile contrasto di mari e monti visto da Marina. Si distingue, al largo, l'isola di Santo Janni.Le infrastrutture alberghiere, spesso con animazione, di cui la lunga costa è dotata, le bellezze artistiche e naturali e l'ampia varietà delle proposte culturali, la rendono nel periodo estivo una meta turistica attraente ed apprezzata.
Storia
Le prime frequentazioni umane accertate sul territorio di Maratea risalgono al Paleolitico Medio, epoca a cui sono stati datati i ritrovamenti di industria litica delle grotte di Fiumicello e nelle grotte costiere del litorale tra Acquafredda e Sapri. A partire dal I millennio a.C., quando la rivoluzione neolitica si diffonde in tutta la penisola italiana, il piccolo promontorio chiamato La Timpa (posto a ridosso del moderno porto) diventò un centro di scambio e di commercio[10] tra le popolazioni osce e i popoli del mediterraneo, compresi forse i Micenei. Durante l’età eneolitica, l’insediamento primitivo e stagionale de La Timpa commerciava principalmente con le Isole Eolie (da tenere presente che la costa di Maratea e Stromboli distano solo 137 km), ciò è testimoniato dalle grandi quantità di ossidiana che sono state ritrovate sul territorio marateota.
Età Antica
Marathìa
Diverse sono le interpretazioni date dagli storici all'origine e al significato del toponimo Marathìa, antico nome che ancora oggi è conservato nel dialetto. Molti di questi hanno concordato che il nome è di chiara derivazione greca, e oggi è quasi universalmente accettata la tesi di Giacomo Racioppi, che vuole il nome derivante dalla parola greca marathus ("finocchio selvatico") e quindi col significato di «terra del finocchio selvatico». Altra tesi, che ha riscosso per un certo periodo un discreto seguito, è quella che il nome sia invece il composto delle parole greche màris e théa, cioé «dea del mare» o «spettacolo del mare», a seconda del significato attribuibile alla seconda parola.
Il primo insediamento stabile sul territorio di Maratea nacque nel XV-XIV secolo a.C., posto sempre sul promontorio La Timpa. Questo era costituito da semplici capanne costruite con pavimento a battuto steso e con ciottoli decorativi, e disponeva di una primitiva struttura portuale, situata nella località oggi chiamata Maremorto. Dopo un apparente abbandono di questo insediamento, intorno al VI secolo a.C. Maratea entrò nell’orbita della Magna Grecia. La tradizione popolare vuole che in questo periodo venne edificato un tempio dedicato a Minerva sull’odierno monte San Biagio, e pertanto la montagna si chiamò per secoli monte Minerva. Il territorio di Maratea venne poi conquistato dai Romani nel 281 a.C., in seguito all’espugnazione della roccaforte lucana di Nerulum. In questo periodo si sviluppò un nuovo insediamento, sito nella zona chiamata Santavenere (nome derivato da un tempio dedicato a Venere che verrà poi dedicato al culto Cristiano), oggi compreso nella frazione Fiumicello. La Maratea dell'epoca romana mantenne la sua vocazione commerciale, infatti risalgono a questo periodo le strutture di produzione di garum site sull’isola di Santo Janni e le centinaia di ancore ritrovate nei fondali di quest'ultimo. In più, il territorio sviluppò, insieme a tutto il golfo di Policastro, una forte considerazione in campo turistico: ciò è testimoniato dalle numerose villae marittime romane edificate sul territorio.
Alto Medioevo
Alla caduta dell'Impero Romano, il mare Mediterraneo iniziò a essere frequentato dai pirati Saraceni che, con le loro scorribande, rendevano poco sicure le coste. Per contrastare questo pericolo, tra l'VIII-IX secolo la cima del monte San Biagio divenne l’unica cellula abitativa del territorio di Maratea. Secondo alcune tesi, precedentemente la cima del monte, già luogo religioso in epoca classica, era anche stata scelta come eremo da dei monaci basiliani, che senza dubbio ebbero un grande ruolo nella diffusione della religione cristiana nel territorio. Per proteggersi ulteriormente dai Saraceni, questo piccolo abitato venne fortificato, tanto che ancora oggi la zona è nota come Castello.
Nel 732, una nave che fuggiva dalle persecuzioni iconoclaste di Leone III Isaurico. portò a Maratea parte delle spoglie mortali del martire Biagio di Sebaste. Il santo fu eletto a protettore della città e le sue reliquie sono ancora oggi ospitate nella Basilica di San Biagio, sorta sull'antico tempio pagano dedicato alla dea Minerva.
Nel 1077 la città cadde sotto il dominio dei Normanni. Intorno al X-XI secolo, il continuo aumento della popolazione delle case del Castello fece si che alcuni contadini, che coltivavano le terre della Valle di Maratea, diedero inizio alla formazione di un nuovo nucleo urbano, detto il Borgo (l’odierno Centro-Storico). Per precauzione contro possibili attacchi dei Saraceni, questo abitato venne costruito dietro un declivio del monte San Biagio che lo rende ancora oggi invisibile dal mare.
Basso Medioevo
Nel 1282 scoppiò la guerra dei Vespri, che oppose Angioini e Aragonesi per la contesa del Regno di Napoli. Maratea si schierò con gli Angioni, che promisero larghi compensi alla popolazione se avessero resistito al nemico, che il 26 ottobre 1284 aveva conquistato la vicina Scalea. La guerra terminò solo nel 1302, con la pace di Caltabellotta: gli Angioini ebbero il Napoli e gli Aragonesi la Sicilia. Data l'immediata fedeltà dimostrata al re francese, nel 1404 venne ratificato il primo di una lunga serie di privilegi, concedenti libertà civili e speciali stati giuridici, che hanno contraddistinto la storia di Maratea. Nel 1414 si dichiarò che Maratea non dovesse essere mai ceduta ad alcun feudo, vi fu riconosciuta una magistratura e fu dichiarata in diretta dipendenza della casa regnante.
Il 9 giugno 1428, la regina Giovanna II d'Angiò aggiunse che i cittadini di Maratea non avrebbero dovuto mai pagare nessuna tassa per transitare nei territori del feudo di Lauria. Forse per questo, o per la divisione in fazioni angioine e fazione aragonesi sempre più crescente all’interno del Regno di Napoli, nel 1441 il conte Sanseverino di Lauria (che patteggiava per gli Aragonesi), oltre che per desiderio di Alfonso d'Aragona, cinse d’assedio per parecchi giorni il Castello di Maratea. Questo resistette brillantemente all'attacco, e non solo il conte di Lauria fu forzato a rinunciare l’azione militare, ma fu poi costretto a risarcire economicamente la popolazione di tutti i danni provocati Sebbene l'apparente sconfitta della fazione aragonese, nel 1443 gli spagnoli riuscirono a impadronirsi del Regno di Napoli. Maratea, sebbene fosse stata sempre dalla parte degli Angioini, dimostrò subito lo stesso rispettoso atteggiamento verso i nuovi regnanti, e per questo il 18 ottobre 1469 Ferdinando I d'Aragona confermò tutti i privilegi dati dai francesi alla città. Nel 1494 gli Angioini tentarono una riconquista disperata del regno, e Carlo VIII d'Angiò, seppure per breve tempo, regnò a Napoli. Non proibendo affatto ai suoi uomini di darsi al saccheggio delle città del regno, il re involontariamente autorizzò un assalto notturno che i suoi uomini tentarono al Castello di Maratea. L’assalto fu sventato, secondo la tradizione popolare, grazie all’aiuto di San Biagio che, con sonori schiaffi, svegliò le guardie addormentate del Castello e le avvertì della minaccia. Poco tempo dopo gli Aragonesi ripresero il trono di Napoli, e il 22 novembre 1496 Federico II d'Aragona aggiunse ai privilegi di Maratea l’esenzione da ogni tassa di pascolo e di dogana per l’importazione di merci.
Cinquecento e Seicento
Il 6 aprile 1530 il cardinale Colonna di Policastro ebbe delegazione di vendere Borgo e Castello di Maratea al conte Ettore Carafa per la somma di 10.000 ducati. La popolazione di Maratea protestò vivacemente, e ottennero la rescissione del contratto ricomprando tutti i precedenti diritti per 6.000 ducati. Carlo V approvò il nuovo contratto il 9 marzo 1531 (secondo altre fonti tale approvazione sarebbe avvenuta nel 1536[13]). In segno di ringraziamento, la popolazione incluse nel nuovo stemma comunale l’aquila bicipite, simbolo della famiglia di Carlo V. In questo periodo si andò sviluppando un generale benessere economico, dovuto a nuove e fruottose relazioni commerciali. Questo, unito alla derivante crescita della popolazione, determinarono la nascita di nuovi abitati disseminati sul territorio. Per difendere quelli posti sulla costa da una rinnovata attività saracena, tra il 1566 e il 1595 vennero costruite sei torri di avvistamento. Il 2 maggio 1676 (ma altre fonti riportano il 21 maggio 1647) Maratea di Sotto venne messa in stato d’assedio da centosessanta banditi, evasi dalle carceri, che minacciavano sei abitazioni di persone benestanti, con l’intento di saccheggiarle. L’assedio brigantesco fu sedato dall'intervento delle guardie del Castello, e dei banditi evasi solo quattro rimasero in vita per essere riportati in cella.
Settecento
Gli storici concordano che il XVIII secolo sia stata, in campo economico e politico, l'epoca di massimo splendore di Maratea. L'economia era sostenuta da commerci intensi (sopratutto di olio, vino e formaggi di buona qualità); e la considerazione politica della città tocco il suo apice, in quanto Maratea era a capo di uno dei quattro ripartimenti in cui era divisa la Basilicata. Tutto questo contrnibuì a generare anche un grande benessere culturale, poiché in questo periodo Maratea era una delle poche città del Regno delle Due Sicilie a non avere analfabeti tra i suoi amministratori; e in campo artistico si operò per un generale abbellimento di tutte le chiese. Il 12 aprile 1734 il benefattore maratoneta Giovanni De Lieto fece aprire la prima piccola struttura ospedaliera, che per secoli ha rappresentato l'unico ricovero per una vastissima zona circostante Maratea. La città conservò sino al 1736 la sede della Terza Ripartizione regionale, sede poi soppiantata dalla vicina Lauria. Alle soglie dell'epoca napoleonica, Maratea fu coinvolta nei moti che portarono all'instaurazione della Repubblica Partenopea: infatti, l'11 febbraio 1799 dei cittadini filo-francesi eressero un albero della libertà, e la città visse una breve esperienza di libero comune. Poi, il 3 marzo dello stesso anno, il capitano Oronzo Mariociello riportò Maratea sotto l'orbita dei Borbone, che avevano ripreso il potere a Napoli.
1806: La Resistenza di Maratea
Nell’agosto del 1806 l’esercito francese iniziò a invadere il Regno delle Due Sicilie. La vicina Lauria, ribellatasi ai francesi, venne messa a ferro e a fuoco. Il colonnello del Castello Alessandro Mandarini, fedele suddito dei Borbone, organizzò una strenua resistenza per tentare di arginare l'avanzata napoleonica: dopo aver fatto evacuare la popolazione verso la Sicilia, rimase con soli 1000 uomini a difesa del Castello di Maratea, e per tre giorni resistette eroicamente all'assedio di 4000 francesi, comandati dal generale Maximien Lamarque. Mandarini fu poi costretto ad accettare una onorevole capitolazione il 10 dicembre, capendo che in caso di sconfitta le truppe napoleoniche avrebbero finito col distruggere l'intera città e fatto strage della popolazione rimasta. I francesi risparmiarono gli insorti, in segno di rispetto per la loro resistenza, ma fecero demolire le mura e i torrioni del Castello, per evitare nuove insurrezioni. Questo decretò la fine del prestigio di Maratea di Sopra, che dopo una breve parentesi in cui costituì un municipio a parte, finì per spopolarsi del tutto durante il XX secolo.
Ottocento e Novecento
Dopo la parentesi napoleonica in Italia, al ritorno dei Borbone sui trono del Regno delle Due Sicilie si diffuse un movimento partigiano di carbonari orientati ad azioni rivoluzionarie, che sfociarono nei moti del luglio 1820. Anche Maratea fu coinvolta e, dopo la tragica fucilazione del cappuccino Carlo da Celle del 12 agosto 1828 (accusato di essere un cospiratore solo perché aveva celebrato messa in presenza di carbonari), le speranze dei liberali locali naufragarono sulla spiaggia di Acquafredda, dove il 4 luglio 1848 venne catturato dalle milizie borboniche, giunte dal vicino centro di Sapri, il rivoluzionario Costabile Carducci. Nella stessa data, durante il tragitto verso la prigionia, venne ucciso dagli sgherri nella parte montana di Acquafredda, dove sorge l'attuale pineta. Ma l'epoca borbonica finì con la marcia dei mille di Garibaldi, che riuscì a consegnare il Regno delle Due Sicilie ai Savoia, e il 21 ottobre 1860 la Basilicata fu la prima provincia continentale a proclamare l’Unità d'Italia. Ma la Maratea del Regno d'Italia non era più la città dinamica e attiva del ‘700: pur non arrivando mai alle condizioni di povertà del resto dei paesi della Basilicata, i cittadini, all’inizio del XX secolo, dovettero ricorrere all’emigrazione per sostenere le loro famiglie. Mete privilegiate furono gli Stati Uniti d'America e il Venezuela, e, insieme con le rimesse degli esuli, a cavallo dei due secoli Maratea si dotò di una stazione ferroviaria (inaugurata il 30 luglio 1894), dell’acquedotto (1902), della rete elettrica (1921) e di una strada che collegasse i villaggi sulla costa (1930). La città tuttavia riuscì a riconquistare un suo peso economico grazie all'imprenditore biellese Stefano Rivetti di Val Cervo che, approfittando degli sgravi economici destinati allo sviluppo del Mezzogiorno, nel 1953, aprì a Maratea uno stabilimento tessile e un'azienda agricola. Rivetti poi, capendo per primo le grandi potenzialità turistiche del territorio, contribuì a lanciare Maratea nel circuito delle località turistiche d'Italia, adoperandosi per la costruzione di un grande centro alberghiero (1957) e facendo pressioni per la costruzione di un moderno porto turistico (che fu realizzato nel 1962).
Monumenti
Per le sue innumerevoli chiese, cappelle e monasteri, Maratea è detta anche la città delle 44 chiese.
Su tutte spicca la Basilica Pontificia di San Biagio, santo patrono della città. Di grande valore artistico sono poi la Chiesa di Santa Maria Maggiore, la Chiesa del Rosario, la Chiesa dell'Annunziata, la Chiesa dell'Addolorata, la Chiesa di Sant'Antonio, la Chiesa di Maria Santissima Immacolata ad Acquafredda, la Chiesa della Madonna Addolorata a Cersuta e la Chiesa della Madonna del Carmine a Massa.


